Leggere oggi queste pagine ben consapevole della realtà corrente mi ha portato le stesse sensazioni che avevo provato nel leggere alcune pagine di Majakovskij (VVM) in "Compagno governo. Gli scritti politici".
Pagine in cui la passione e l'entusiasmo erano vivi e palpabili, pagine che raccontavano come il tempo non bastasse mai per fare le mille cose che erano ritenute necessarie. Le notti passate a costruire, a dipingere, a scrivere, per esprimersi: perché esprimersi era necessario, era parte del vivere, era indispensabile alla vita, era la vita.
Leggere le pagine di VVM, vedere come oggi, con pochi click, si potrebbe fare ciò che un tempo richiedeva giorni, e notare che l'estrema accessibilità non è maieutica, anzi è tarpante.... rattrista. "Ma come - viene da chiedersi - ora che non servono più cartelloni, pennarelli, enormi macchine per la stampa... ora che tutto è così semplice e fattibile, dov'è la voglia di fare?" E' il senso di perdita che colpisce, tanto più acuto quante più sono le possibilità che oggi abbiamo aperte, che non usiamo e a cui non diamo valore.
Questo è il tipo di tristezza indotto dalla lettura di "Universi quasi paralleli"; questa volta il senso di perdita è per ciò che avrebbe potuto essere e non è stato. Per ciò che si è ipotizzato fosse, e non è stato.
Il libro ci parla di occasioni perdute, di lotte inconcluse; di performance artistiche, di critica letteraria, di tentativi di convogliare le energie - dal basso e dall'alto - verso un immaginario nuovo. Ci parla di un tempo in cui non solo la fantascienza letta era popolare e diffusa (al tempo i lettori tout court sembravano pochi e ancor meno sembravano quelli di fantascienza: ma come si vede bene, non c'è mai limite al peggio), ma popolare e diffuso era anche pensare al proprio oggi in termini critici ma costruttivi, in una prospettiva che disegnasse, vicino o lontano non importa, un'immagine di futuro.
Contemplare a posteriori quanto si sia fatto allora, quali fossero le speranze, le idee e quanto poco o addirittura niente sia rimasto, è un esercizio duro: per chi c'era, ma era distratto e non ha sentito che un clamore lontano; per chi c'era e non ha voluto sentire, quasi presagendone l'inanità; per chi c'era e ha lottato; per questi, il libro è doloroso.
Per chi non c'era, invece, il libro è interessante ed istruttivo: racconta una storia recente di cui non si parla mai, ricorda ai nuovi lettori che vale sempre la pena di interrogarsi su cosa si legge e che, se anche non si legge, le storie arrivano comunque a noi, ed è importante rifletterci sopra. C'è un filo che lega Blade Runner, Minority Report, Screamers, Se mi lasci ti cancello, A Scanner Darkly, Total Recall, Inception, Matrix; un altro che lega 1984, Brazil, The Truman Show, V for Vendetta, 1997 Fuga da New York, Equilibrium: seguire questi fili è una delle cose migliori che chi ama le storie può fare per se stesso. Questo libro aiuta a capire meglio ciò che vediamo, per farci vedere meglio ciò che desideriamo, se troviamo il coraggio di desiderarlo. Speriamo.
Denise Bresci

